PL_into | “Mettiti in gioco!”

‘Diverso?’ di Argent de Posh è stato inserito tra i progetti segnalati nell’ambito del concorso di idee “Mettiti in gioco”. Il concorso, organizzato da PLinto – associazione culturale che promuove il dibattito su temi legati all’architettura ed alla sua alla dimensione sociale -, proponeva ai partecipanti di misurarsi con il tema del gioco – in qualsiasi forma, in qualsiasi modo, con qualsiasi regola -, come occasione per sperimentare nuovi approcci alla progettualità e per proporre nuovi luoghi del giocare, come pretesto per proporre una rilettura in chiave alternativa di un modo di pensare che fa della serietà il proprio vessillo, come pretesto per ricordarsi, o meglio imparare, a non prendersi troppo sul serio.

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Il gioco:

“Diverso?” interpreta il gioco come una opportunitàdi socializzazione, di incontro-confronto e diintegrazione, utilizzando l’immagine dell’impronta digitale come se fosse la pedina di un gioco di colori al quale tutti sono legittimati a partecipare. Attraverso l’impronta digitale chiunque può essere individuato all’interno dello spazio sociale, diventando un soggetto pubblicamente riconoscibile e riconosciuto. Le impronte sono inoltre la traccia attraverso la quale viene data prova delle nostre azioni. Ognuno di noi ha un’impronta. Ogni impronta è simile alle altre. Ogni impronta è dettagliatamente differente. L’impronta digitale è diventata oggi l’icona della discriminazione, del sospetto, della diffidenza per chi è diverso, da utilizzare come evidenza di un reato.

L’impronta digitale è invece il segno distintivo della nostra individualità, di ciò che ci rende particolari ed unici. L’inchiostro nero che macchia il dito di uno sconosciuto alle frontiere serve a catalogare i cittadini, ma ne spegne la personalità, determinando chi preme il pollice sul tampone come un elemento non altrimenti identificabile: un UFO minaccioso ediversamente non-conoscibile. La nostra installazione ribalta lo strumento utilizzato per classificare gli sconosciuti, trasformandolo in un gioco attraverso il quale esprimere la nostra particolarità, per ribadire – giocando e colorando – come la diversità ponga un valore aggiunto all’interno dei nostri piccoli spaventati recinti contemporanei. Non più una sola macchia nera e minacciosa come le pareti esterne dell’installazione – in cui le persone sono ombre scure e indeterminate – , ma un luogo libero e colorato, creativamente e liberamente macchiato da tante impronte di colore diverso, lasciate a piacere all’interno di uno spazio comune, inizialmente pensato come bianco ed indefinito, e che assumerà sfumature e forma attraverso il contributo di chi, deliberatamente o casualmente, vorrà attraversarlo e popolarlo di segni. Segni di ogni colore e sopra ogni parete dello spazio (sopra ogni angolo, sopra ogni bordo …), secondo il proprio istinto, le proprie abitudini, la propria fantasia. Magari fino a che le pareti non basteranno più acontenere tutti i colori, a contenere tutti i segni.